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Mese: Dicembre 2019

Brunch: la storia

Il brunch è un pasto che consiste nella fusione di colazione e pranzo: si tratta infatti di una parola macedonia tra gli equivalenti termini inglesi, breakfast e lunch, caratteristica visibile anche dai prodotti utilizzati, sia dolci che salati, con bevande sia calde che fredde, che dall’orario in cui viene generalmente servito (tra le 11:00 e le 15:00).

Le origini del pasto affondano nell’Inghilterra del XIX secolo, si rifanno ai fastosi buffet organizzati dall’aristocrazia al termine delle battuta di caccia; il termine brunch verrà ufficialmente coniato solo nel 1895 per denominare l’idea di colazione domenicale più sostanziosa del solito per potersi riprendere dagli eccessi del sabato sera. Il brunch veniva considerato come un momento di allegria e socievolezza. La moderna tradizione del brunch nella cultura di massa nasce invece negli Stati Uniti d’America intorno agli anni 30 del XX secolo.

Brunch: oggi.

Il brunch viene gustato prevalentemente nelle Isole Britanniche e nel Nord America; in Europa i locali nei quali viene servito sono ancora pochi ma stanno progressivamente aumentando. Per quanto riguarda l’Italia, il brunch ha iniziato a diffondersi nelle grandi città come Milano e Bologna per poi espandersi sempre di più anche nel resto della penisola.

Bar, ristoranti, hotel, sale da tè, organizzano il proprio Sunday Brunch, il brunch della domenica, più o meno imitando quelli americani e arricchendoli o modificandoli con ingredienti locali e più tradizionali. Proprio come fa Ocean Break: prodotti freschi, passando dal dolce al salato, da bevande calde a bevande fredde, per passare ore di svago e relax proprio come nell’antichità!

La sua diffusione è dovuta soprattutto alla comodità di un pasto meno formale di una colazione o un pranzo, assieme alla possibilità di servirsi da un buffet. Il brunch è tipico della domenica, quando ci si alza più tardi del solito e non si ha voglia di aspettare fino all’ora di pranzo, oppure nei giorni festivi.

Junk food: diffidate dalle imitazioni

Per “Junk Food” o “Cibo Spazzatura” si intende il cibo malsano con basso valore nutrizionale ed elevato contenuto di grassi e zuccheri. Esempi di questi alimenti sono le preparazioni industriali ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri raffinati come hamburger, hot dog, patate fritte, bibite zuccherate, pizza e dolci elaborati.

I Junk Food sono alimenti presenti nei fast-food dove, ad un prezzo bassissimo, puoi mangiare tantissimi alimenti. Ovviamente la qualità del prodotto cambia rispetto ai nostri alimenti freschi e selezionati. Le differenze principali tra i cibi spazzatura e gli alimenti che offriamo noi di Ocean Break sono, per esempio: il pane fresco, come quello che offriamo noi a nostri clienti, è bianco, soffice e fragrante, indice di freschezza, mentre il pane da “cibo spazzatura” e più scuro, al palato risulta gommoso e insapore, indice di prodotto surgelato; la nostra carne 100% selezionata e di qualità ha un sapore molto più buono, gustoso e succulento rispetto alle carni utilizzate nei junk food dove l’alimento è il risultato di un mix di parti di animali differenti.

Gli effetti negativi del Junk Food sul corpo.

Le malattie più comuni che portano all’essere umano con l’assunzione del cibo spazzatura sono: l’obesità, il diabete, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e la depressione.

Recenti studi hanno scoperto che il Junk Food altera l’attività cerebrale in modo simile a quello provocato dalle sostanze stupefacenti quali la cocaina o l’eroina. Si è notato che, la parte del cervello destinata alle stimolazioni del piacere è diventato insensibile richiedendo quantità sempre maggiori di cibo per ritornare sensibile.

Wami: water with a mission

Ocean Break ha deciso di supportare il progetto creato dalla startup milanese Wami che ha rivoluzionato il mercato dell’acqua abbracciando la volontà di migliorare il mondo attraverso una semplice bottiglia d’acqua 100% riciclabile e composta dal 50% di plastica riciclata.

La missione dell’acqua Wami è di trasformare il semplice gesto di bere in un modo per aiutare l’ambiente, per un mondo in cui tutti abbiano uguale accesso alle risorse. Con ogni bottiglia si dona 100 litri di acqua potabile, contribuendo alla creazione di progetti idrici in villaggi bisognosi, inoltre si contribuisce a piantare un albero in Italia.

L’acqua Wami nasce sulle Alpi Marittime dalla Sorgente Rocciaviva, a 1.300 metri d’altezza. E’ un’acqua minimamente mineralizzata, equilibrata e di straordinaria digeribilità, con un contenuto di sodio tra i più bassi in Italia (0,80).

La donazione avviene inizialmente realizzando l’acquedotto per portare in superficie l’acqua potabile presente nel sottosuolo. Tramite una rete di tubature si allacciano le case all’acquedotto, istallando un rubinetto per ogni famiglia. Ogni rubinetto fornirà più di 1.000.000 litri d’acqua. Per finanziare un singolo rubinetto bastano meno di 10.000 bottiglie Wami.

I progetti:

Villaggio di Oubeme (Tenghory, Casamance, Senegal): secondo l’ultimo censimento ha 33 famiglie​, per un totale di 380 abitanti​.​ ​I​l progetto di allacciamento dei rubinetti è stato completato ad Aprile 2017.

Villaggio di Petit Coulaye (Tenghoty, Casamance, Senegal): secondo l’ultimo censimento ha un totale di 1.065 abitanti. Il progetto di allacciamento dei rubinetti è stato completato a Luglio 2018.

Villaggio di Djiva (Tenghory, Casamance, Senegal): secondo l’ultimo censimento ha un totale di 101 abitanti. L’allacciamento dei rubinetti è stato completato a Maggio 2019.

Scuola di Marereni (Watamu, Malindi, Kenya): la scuola elementare di Marereni conta più di 1000 bambini e circa 30 insegnanti. In questo progetto è stata realiizata una cisterna con una capacità di 16 mila litri, che garantisce 2,5 litri d’acqua al giorno per ogni bambino e insegnante della scuola.

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